Università, finanziaria, pensieri e manifestazioni

25 10 2008

In seguito a questo mio articolo e a questo post di Davu, si è acceso all’interno del blog un dibattito (sfociato anche in un più banale litigio in alcuni casi) sulla “riforma” del sistema dell’università italiana.

In realtà, non si tratta di una riforma, ma soltanto di un paio di articoli della finanziaria (legge 133/2008) che in sostanza decreta un pesante taglio di fondi al sistema universitario (si parla (link) di quasi quattro miliardi in cinque anni), e la possibilità, per le università singole, di diventare fondazioni private.

Alcuni giustificano questa operazione con la necessità di lottare contro le inefficienze dell’attuale sistema universtario. Personalmente non nego esistano sprechi e inefficienze nell’attuale sistema, ma quando hai una pianta con dei rami secchi, tagli i rami secchi, non smetti di dare acqua alla pianta.

Un taglio di queste proporzioni al sistema università, per forza di cose, può portare o ad una riduzione dei servizi offerti, o ad un aumento delle tasse di iscrizione, oppure alla “privatizzazione” (nel senso che l’università dipenderà fortemente dai finanziamenti di privati) dei singoli istituti.

Una riduzione dei servizi offerti, quindi una riduzione della qualità della didattica o della ricerca, non è pensabile: la nostra università è già accusata di sfornare ignoranti (leggi di nuovo qui), quindi non credo sia sostenibile un ulteriore peggioramento.

Un aumento delle tasse di iscrizione, già abbastanza alte, va’ contro il principio della parità di diritto allo studio per tutti. Già in questo momento non tutti possono permettersi di frequentare un corso di laurea. Un aumento delle tasse separerebbe ancora di più quanti possono da quanti non possono. Personalmente, credo che ogni cittadino debba avere le stesse possibilità di istruirsi e formarsi, qualunque sia la regione di provenienza e qualunque sia la sua ricchezza.

Una università che dipende dai fondi privati è una università meno libera. La ricerca sarà per forza di cose condizionata dall’esistenza o meno di uno sponsor. Il risultato è quello di una diminuzione della ricerca di “base” a favore di una ricerca applicativa. In alcuni campi non di interesse industriale (storia e letteratura) non mi sembra inverosimili che si possa smettere di fare ricerca. Attualmente la grandissma parte di ricerca di base è fatta dalle università.

Questo è lo scenario che mi sono figurato leggendo il testo della legge, diversi quotidiani (dal “corriere della sera” a “il giornale”) e parlando con amici e conoscenti (di indistinta provenienza politica). Questo scenario non mi piace, per questo manifesterò.

Il mio pensiero è molto fluido…. in questi giorni continuerò ad informarmi, e sarò anche disponibile a cambiare opinione, se qualcuno mi farà notare vantaggi che attualmente non vedo. Invito voi lettori di questo blog a smontare pacificamente le mie tesi punto per punto, o a mostrarmi altri punti di vista che non ho valutato. O ad appoggiare le mie tesi e dire la vostra, se pare il caso.

Sui modi che si hanno per manifestare… ed anche per rispondere al precedente articolo di Davu: io non credo che il blocco delle attività didattiche, od anche una occupazione, sia l’unico modo di manifestare dissenso, e nemmeno il migliore. Abbiamo negli ultimi anni abusato di questo strumento nelle scuole superiori, e dopo aver gridato continuamente “al lupo! al lupo!”,  ora che il lupo è arrivato davvero, le nostre grida rimarranno inascoltate, e passeremo nuovamente per quelli che non vogliono fare nulla, non vogliono studiare, o (nel caso di ricercatori e professori) non vogliono lavorare.

Bisogna trovare altri modi per protestare, senza bloccare le lezioni. Esistono le manifestazioni, le lezioni all’aperto, il volantinaggio. Bisogna informare delle nostre opinioni chi non ne sa niente, o chi non se ne preoccupa. Non è tempo per “battaglie campali”, ma magari si può fare una “guerriglia” bianca, con molte piccole manifestazioni sparse in tutto il territorio, piuttosto che con un unico maestoso evento di interesse. Non una piazza con diecimila studenti, ma dieci piazze con mille. O anche più piazze con ancora meno studenti. Od un martellamento costante sui mezzi pubblici. Tutte attività che devono prendere il nostro tempo libero: è quello che dobbiamo sacrificare alla lotta. Sabato sera, tutti a manifestare, non in discoteca a ballare.

Ultima cosa: trattandosi di questioni che accendono facilmente gli animi, vi prego di evitare, se possibile, gli attacchi diretti alla persona che scrive un commento. Attaccate le sue tesi e i suoi pensieri, ma gli epiteti gratuiti, gli insulti e le offese alle persone non mi sono particolarmente graditi, oltre a non dare nessun contributo interessante alla discussione… (Comunista! Fascista! Mangiabambini! Razzista! Ignorante! Brutto! Tu di più! Tanto non ti sento, lallalalalla!)

Andrea


Azioni

Informazione

20 responses

25 10 2008
halflingladro

Quoto. Bisogna trovare un modo efficare per far capire a tutti quello che sta succedendo. La maggior parte della gente non sa niente. Purtroppo il governo controlla 6 reti nazionali su 7 (MTV non conta) e quindi possono girare la frittata sempre e solo come fa comodo a loro. Abbasso la repubblica dittatoriale e assolutistica!

25 10 2008
keynes87

Sono assolutamente d’accorodo su te per quanto riguarda le modalità di manifestare il proprio dissenso. Occupare, bloccare le lezioni e via dicendo, sono cose illegalali, che ledono il diritto allo studio di chi la pensa diversamente. Ci sono tanti modi, per far sentire la propria voce, legali ed efficaci.

Sono contento inoltre, che hai precisato che si deve far riferimento alla finanziaria! Sono pochi quelli che lo avevano capito! Finalmente!

C’è però un errore enorme nel tuo articolo. Le università non saranno provatizzate. Ci sarà la POSSIBILITA’ per ogni ateneo, di trasformarsi in FONDAZIONI DI DIRITTO PROVATO. Questo significa che potranno ricevere donazioni da parte dei privati. Che le tasse aumenteranno a 7000 euro, è solamente un invenzione.

Atenei come Siena, Firenza, Camerino, Pisa, dove si protesta tanto, hanno buchi di tanti e tanti dindinos. Se fossero state fondazioni, quelli che hanno portato a l’attuale situazione, sarebbero già andati a casa!

Inoltre i bilanci delle università, diverranno pubblici e scaricabili, per aumentare la trasparenza, affinchè ognuno risponda delle proprie azioni.

La ricerca in queto modo non sarà eliminata. Anzi si offrirà alle nostre imprese, collaborazioni fruttuose con le università, cosa che avviene già per esempio negli USA. Vedi ultimamente un azienda come Nvidia. Ricerca=sviluppo tecnologico e miglioramenti=più produttività=più redditività=più sviluppo=più posti di lavoro=più benessere per tutti

La ricerca di base non sarà eliminata, perchè non tutti gli atenei saranno trasformati, solamente chi vorrà! A quel punto per rendere efficente la ricerca finanziata dallo stato ( cosa che attualente non lo è ) bisogna introdurre un concetto il concetto di meritocrazia. E’ stato spiegato molto bene ieri sera, a matrix da un prof. della Bocconi, di cui purtroppo al momento mi sfugge il nome!

25 10 2008
andrea

@keynes87
Rispondo a qualcuno dei punti che hai posto:
-Non ho scritto che verranno privatizzate, ma che, per garantire gli stessi standard, dipenderanno economicamente da donazioni private. Non ho quantificato l’aumento delle tasse, ma solo posto in essere il problema: se leviamo i soldi all’università da una parte, per garantire eguali servizi, questi soldi dovranno essere presi altrove.
-Se gli atenei che hai citato fossero stati fondazioni… non è detto che i dirigenti sarebbero andati a casa. Vedi i diversi e numerosi casi recenti di cattiva gestione aziendale, da Alitalia fino a Telecom.
-Sulla trasparenza dei bilanci, sono d’accordo sul fatto che dovrebbero essere pubblici… ma non so come l’attuale finanziaria li renderebbe tali.
-Non ho detto che la ricerca sarà eliminata, ho detto solo che sarà eventualmente controllata dalle aziende. Ed in italia ci sono ben poche aziende che possono permettersi di fare ricerca, eccettuato il gruppo Fiat (che prende cmq sovvenzioni statali).
-Il concetto di meritocrazia deve essere introdotto ove manca… ma non è che un taglio ai fondi produce magicamente questo effetto.
Grazie per la risposta. Ciao!

ps Il professore che hai citato mi sembra fosse della Louis… ma poco cambia: il parere di un docente di una università privata mi sembra (un poco) di parte.

26 10 2008
keynes87

Il professore è della Bocconi. Ne sono sicuro.

Le università ribadisco che non verranno privatizzate. Su questo blog in un precedente articolo c’era scritto che le tasse arriveranno a 7000 euro e cose del genere. Falso. Perchè non scrivete, che la trasformazione è FACOLTATIVA? Nessuno obbligherà i vari atenei a trasformarsi. Anche nel caso della trasformazione, lo stato continuerà comunque a finanziare le università. I tagli previsti sono solo del 3%. Se le tasse aumentassero del 3% per compensare questi mancati finanziamenti dello stato, non penso che comunque si vada verso la catastrofe! Basterebbe un po’ meno sprechi e le tasse non aumenterebbero. Inoltre non si sta cambiando la costituzione! Mai sentito parlare di diritto allo studio!? Nessuno eliminerà le borse di studio per esempio.

Se le università, diventano fondazioni private, se le cose vanno male, chi è responsabile, va a casa, stai sicuro. Alitalia è un altro discorso.

L’introduzione del concetto di meritocrazia, non è presente nei piani del governo. Per questo ho detto, che su questo punto, chi manifesta, invece di andare a fare la pecora in piazza, potrebbe costruire delle proposte costruttive.

Le aziende che possono permettersi di fare ricerca non esistono in Italia!?!?
Sbagliato. Anzi Fiat che hai citato, è un esempio di azienda che fa poca ricerca, contestualizzata nel suo raggruppamento strategico. E’ fondamentale anche per le medie imprese fare ricerca.

Negli USA, in cui le cose vanno molto meglio, la ricerca nelle università è finanziata anche dai privati. Anzi è molto importante per le imprese statunitensi investire nella ricerca in ambito accademico. Ti sembra che le cose vadano male negli USA ( tralasciando l’attuale crisi che comunque riguarda tutto il globo ormai ).
Ciao! Aspetto risposte!

26 10 2008
Godot

Negli Usa 2/3 degli studenti universitari si sono sono indebitati per pagare le tasse. Solo i 5% di loro riescono a pagare i debiti in due anni dopo aver trovato un lavoro stabile. Il 10% in dieci anni, il 15% rimangono indebitati molto più a lungo. Quindi un’università dove per studiare devi praticamente mettere un mutuo sul tuo futuro, non rientra nei miei canoni di “università” ideale.

26 10 2008
andrea

@Godot
Si, ero più o meno a conoscenza della cosa, ma fa sempre piacere avere dati quantificati. Grazie

@Keynes87
-Ogni autore del blog è responsabile di quello che scrive. Non ho mai detto che le università verranno obbligate a trasformarsi in fondazioni private; non ho mai detto che saranno privatizzate, se non nel senso specificato nel post;
-ribadisco che anche secondo me nelle università esistono sprechi, ma che l’azione deve essere mirata a tagliare gli sprechi, non i fondi. ribadisco che sono poche le aziende che possono permettersi di fare ricerca, non che non debbano farla. Fatto sta che la gran parte della ricerca, in Italia, è fatta dalle Università più che dalle aziende.
-gli USA, che citi come modello, sono un paese con moltissime contraddizioni (alcune evidenziate da Godot nel commento sopra), che hanno abbandonato gli ideali di solidarietà, welfare, giustizia sociale in favore del solo ideale di libertà incondizionata, quasi senza regole… e gli effetti sull’economia si stanno vedendo proprio in questi mesi, con la grave crisi che ci affligge. (questa è solo un’opinione, chiaramente, quindi può essere o meno condivisa, ma credo sia ragionevole e dignitosissima)

ps. avevo chiesto di non insultare direttamente le persone… grazie per avermi dato indirettamente della “pecora”. Non ti ripagherò della stessa moneta.

26 10 2008
keynes87

@andrea e sua eccelenza 🙂 Godot

“gli USA, che citi come modello, sono un paese con moltissime contraddizioni (alcune evidenziate da Godot nel commento sopra), che hanno abbandonato gli ideali di solidarietà, welfare, giustizia sociale in favore del solo ideale di libertà incondizionata, quasi senza regole… e gli effetti sull’economia si stanno vedendo proprio in questi mesi, con la grave crisi che ci affligge”

La crisi economica non afflige solamente gli USA, e non dipende in alcun modo da quanto sostieni tu. Le cause sono tutt’altre. E’ un discorso che non centra nulla, assolutamente campato in aria. Attenzione a quello che si dice!!

Il fatto che negli USA siano stati abbandonati gli ideali di solidarietà, welfare e giustizia sociale, è un affermazione forte! Non mi trovo in alcun modo d’accordo. Io amo gli USA. Se vuoi saperlo, il welfare è nato nel mondo anglosassone, anche se non negli USA.

“Contrariamente a questa opinione, in ogni Stato americano vi è almeno una università pubblica, con costi per gli studenti analoghi a quelli delle università europee, aperta indifferentemente ai cittadini dello Stato e a studenti non residenti, sebbene con alcune differenze di costi. In base al merito tuttavia gli studenti migliori sono esonerati dalle tasse. Le università private hanno costi superiori a quelle pubbliche, ma esiste per gli studenti più meritevoli la possibilità di ricorrere a prestiti d’onore a interessi molti bassi. A conferma che l’opinione diffusa in Europa secondo cui negli Stati Uniti solo le classi benestanti avrebbero accesso all’istruzione superiore è priva di fondamento. È del tutto comune infatti che figli di emigranti si laureino nelle università più prestigiose, a differenza di quanto accade invece in Europa e in particolare in Italia.”

da http://www.italianieuropei.net

-precisamente-http://www.italianieuropei.net/content/view/763/1/

é un articolo molto interessante!

se volete altre fonti chiedete!

P.S.
X andrea io non ho detto che sei una pecora. Leggi bene! Mi riferisco a chi va a manifestare in piazza senza informarsi. Lo ribadisco, sono PECORE. Se ti riconosci in questa categoria, mi dispiace per te! Però mi sembra che ti stai informando, o no!?
X Godot
Spero che sia finito il tempo dello scontro, e inizi quello del confronto. Mi scuso per quello che è accaduto prima. Spero che farai lo stesso anche tu!

27 10 2008
keynes87

@andrea

“gli USA, che citi come modello, sono un paese con moltissime contraddizioni (alcune evidenziate da Godot nel commento sopra), che hanno abbandonato gli ideali di solidarietà, welfare, giustizia sociale in favore del solo ideale di libertà incondizionata, quasi senza regole… e gli effetti sull’economia si stanno vedendo proprio in questi mesi, con la grave crisi che ci affligge. (questa è solo un’opinione, chiaramente, quindi può essere o meno condivisa, ma credo sia ragionevole e dignitosissima)”

Ogni crisi economica ha delle specifiche ragioni, non delle opinioni. Quello che dici tu non centra nulla con l’attuale crisi, che non riguarda solamente gli USA.

Che negli USA sono stati abbandonati gli ideali di giustizia sociale, welfare ecc ecc è una tua opinione ( normalmente di persone di sinistra/anti-americane ) molto forte, che non condivido assolutamente.

@Godot
“Negli Usa 2/3 degli studenti universitari si sono sono indebitati per pagare le tasse. Solo i 5% di loro riescono a pagare i debiti in due anni dopo aver trovato un lavoro stabile. Il 10% in dieci anni, il 15% rimangono indebitati molto più a lungo. Quindi un’università dove per studiare devi praticamente mettere un mutuo sul tuo futuro, non rientra nei miei canoni di “università” ideale.”

Da un occhiata a questo estratto di un articolo che dovresti leggere:

“Contrariamente a questa opinione, in ogni Stato americano vi è almeno una università pubblica, con costi per gli studenti analoghi a quelli delle università europee, aperta indifferentemente ai cittadini dello Stato e a studenti non residenti, sebbene con alcune differenze di costi. In base al merito tuttavia gli studenti migliori sono esonerati dalle tasse. Le università private hanno costi superiori a quelle pubbliche, ma esiste per gli studenti più meritevoli la possibilità di ricorrere a prestiti d’onore a interessi molti bassi. A conferma che l’opinione diffusa in Europa secondo cui negli Stati Uniti solo le classi benestanti avrebbero accesso all’istruzione superiore è priva di fondamento. È del tutto comune infatti che figli di emigranti si laureino nelle università più prestigiose, a differenza di quanto accade invece in Europa e in particolare in Italia.”

preso da:
http://www.italianieuropei.net/
http://www.italianieuropei.net/content/view/763/1/

Che tipo di informazione date!?!

P.S. io non ho dato della pecora a te. Se ti riconosci nella categoria Pecore, come enunciata sopra ( gente che manifesta senza sapere nulla dell’argomento) mi dispiace per te.

Xgodot
spero che il tempo dello scontro sia finito ed inizi quello dell’incontro, del dialogo costruttivo.

27 10 2008
halflingladro

@Keynes87

Il post precedente è mio. Nessuno ha mai parlato di privatizzazione obbligatoria. Il problema di fondo come già ribadito da Andrea (anche se continui a fare orecchie da mercante) è che il taglio dei fondi statali porterà ad un incremento pesantissimo delle tasse universitarie soprattutto qui al sud dove non ci sono aziende che possano supportare l’università in qualche modo. Aggiungendo a questo l’imminente federalismo, le università del meridione rischiano addirittura di chiudere. Pare che a te queste cose non interessino ne tocchino più di tanto. (Per caso sei iscritto a qualche università privata?) Quanta gente verrà tagliata fuori dalla possibilità di studio nel momento in cui il costo delle sole tasse sarà insostenibile per le loro famiglie? Infine, per quanto riguarda il fare proposte costruttive… quanto gliene frega al governo? non c’è stata possibilità di dialogo ne di modifica ai tempi della Moratti men che meno cene sarà ora che c’è di mezzo una finanziaria in cui devono tappare i buchi Parmalat e Alitalia, quelli delle banche e quelli venuti fuori eliminando l’ICI.

27 10 2008
Godot

Ho dato numeri precisi sui ragazzi indebitati e 2/3 non mi sembrano una sciocchezza da sottovalutare, sicuramente non hanno perso soldi giocando a flipper.
Un’università pubbica per stato, in un paese grande come l’America mi sembra pochissimo. E ad ogni modo, i laureati da quelle università pubbliche non hanno le stesse possibilità di riuscita di quelli di Harvard, Yales, Princeton… etc.etc.
L’articolo che tu hai linkato non dava dati “specifici”, anzi, mi sembrava esclusivamente molto “filo-americano”. Io non sono “anti-americana” ma non credo nella favola degli USA dorati raccontati alla tv…
Anche se la privatizzazione dovesse essere solo parziale, in un paese di precari… quali possibilità avrebbe un laureato in un’università pubblica? Praticamene nulle.

27 10 2008
keynes87

Io sono iscritto all’ università dell’Aquila. E’ un università del sud. Secondo la classifica dei migliori atenei statali, stilata dal sole 24 ore, il secondo migliore del centro sud, dopo la Federico II di Napoli. In una posizione molto migliore, di Bologna, La Sapienza e molti altri atenei. Sai perchè? E’ un ateneo piccolo, virtuoso e gestito in maniera grandiosa. Eppure siamo al sud. Dimostrazione che gli atenei virtuosi non si trovano solamente al Nord. L’ateneo dell’Aquila è quello che in Italia prende più fondi da enti esteri per la ricerca, sul totale dei finanziamenti! Basta con questa storia degli atenei del sud!! L’Aquila è la dimostrazione che le università, devono far riferimento al “mercato” globale, e non rimanere attaccate al loro territorio, che comunque non devono trascurare.

leggi qui:
http://www.univaq.net/interactive/articoli/ar_leggi.asp?cod3=897

L’articolo che ho proposto non è di parte, e nemmeno parla del sogno americano che secondo voi è solo un illusione. Dice quella che è la realtà! Se ne volete prendere atto è bene altrimenti non ci posso fare niente! Io non parlo per sentito dire, io negli USA ci sono stato e ho visto che le cose non sono come dite voi. Le possibilità di studiare presso le univerità, sono molto maggiori lì che in europa. Forse avete visto troppi film 🙂

Per qunato riguarda le proposte costruttive, se ogni tanto ti ricordassi di aprire un giornale e leggere quelle che c’è scritto, invece di guardare solo le figure, avresti saputo che all’apertura della Gelmini, di un dialogo con studenti, associazioni di ricercatori ecc ecc, la risposta di quest’ultimi, sai quale è stata?! NO! e alloca che cavolo volete..?? che tutto rimanga come è!? Vi lamentate tanto della situazione attuale e ora non volete cambiare. Dite no quando qualcuno vuole cambiare le università italiane, però non vi piacciono come sono ora, ma non avete in mente niente che secondo voi le possa migliorarle!!
Non vi offendete perchè non è un insulto…ma fate pace con il cervello! Non sono io che faccio orecchie da marcante!

27 10 2008
Godot

Io negli Usa ci ho visstuo e anche studiato… non parlo per sentito dire, parlo perchè questa è la situazione di tanti miei amici e conscenti. E i dati sono statistici. La volta scorsa mi hai criticato per mancanza di dati “numerici” ora li fornisco e tu non mi credi. Dici che noi dovremmo stare a sentire te… perchè sei così sicuro che tu sia nel giusto e noi nel torto?

28 10 2008
Keynes87

Tu hai fornito dei dati messi lì senza alcun riferimento. Troppo generici. A quale università fanno riferimento? Private? Pubbliche? Precisamente quali? Cita la fonte come ho fatto io per essere precisi!

“Io negli Usa ci ho visstuo e anche studiato… non parlo per sentito dire, parlo perchè questa è la situazione di tanti miei amici e conscenti”
Bhè la situazione dei miei parenti e conoscenti non è come la descrivi tu! Assolutamente diversa! E fidati, almeno agli inizi non era gente “facoltosa”, con grandi disponibilità, anzi.

28 10 2008
Godot

Fanno riferimento a tutte le università… sia private… che le poche pubbliche…
Una sola domanda… dici “Fidati” ma com’è che noi tutti dovremmo fidarti di te… e tu puoi sempre mettere in dubbio la mia parola? Se evidentemente ho scritto della condizione dei miei amici e conoscenti… evidentemente è vera… certo non inventata!

28 10 2008
Godot

Ah già scusate onde evitare nuove accuse… ecco “alcune” delle fonti… solo quelle telematiche… ma avendo visto il cartaceo al PI, censimento statunitense… da cui sono presi quei dati che dicevo… dovrai fidarti… anzi… nei link i dati sono ancora peggiori!
http://news.bbc.co.uk/1/hi/education/6945975.stm
(certo non una tv bolscevica!)
http://www.usatoday.com/money/perfi/general/2006-02-22-student-loans-usat_x.htm
(un altro giornale cartaceo “governativo”)
http://www.wiretapmag.org/stories/39278
(Giornale giovanile)

Un po’ di dati anche sul Canada il cui sistema universitario è uguale a quello Statunitense:
http://www.statcan.ca/Daily/English/040426/d040426a.htm

28 10 2008
bluestraneo

Keynes87, mi auguro tu stia seguendo Ballarò

29 10 2008
Keynes87

Io mi dovrei fidarti di quello che mi dici tu, oppure di quello che ho visto quando sono stato negli USA, quello che mi dicono normalmente i miei parenti e conoscenti che ci vivono attualmente!?

Qualcuno non dice la verità! Poi cmq da come emerge anche dall’articolo che ti ho proposto, le università pubbliche, negli USA costano come qui, quindi andarsi ad indebitare è per l’università privata è una scelta di cui poi si deve essere consapevoli delle conseguenze. Inoltre gli interessi per questo tipo di debiti sono molto bassi. Le storie tristi del secondo articolo che mi hai proposto ( purtroppo non ho potuto finirlo ) non mi incantano!

Bluestrano purtroppo me lo sono perso Ballarò. Bel programma…si! Un covo di bolscevichi, in cui buttano uno che la pensa diversamente e tutti lo aggrediscono. Bello bello! Berlusconi aveva fatto benissimo a mandare Santoro a casa….quello è un criminale…cosa sarebbe successo se qualcuno avesse cantato in tv ( RAI=tv pubblica ) faccetta nera?! se lo sarebbero mangiato, invece lui avendo cantato “bella ciao” è passato come un martire…Povero Santoro!

29 10 2008
Godot

Continuo a chiedere… e spero che tu risponda alla “domanda” in maniera specifica… ossia alla “mia” domanda e non a domande non fatte:

Perchè noi dovremmo fidarci di te?

Sulla questione Santoro… comunque “Bella ciao” non è propriamente “Vecchio scarpone”… è una canzone partigiana… non bolsevica!

30 10 2008
Hermann

Ciao, è la prima volta che scrivo, si sono un bambino delle elementari alle prese con un calcolatore e un blog…Intendevo, è la prima volta che scrivo su questo blog.
Vorrei chiedere, a chi mi risponderà, perché utilizzate la storia in modo così diretto, quasi come se nella modernità odierna esistessero categorie appartenenti a quei suffissi storici del secolo scorso, che vi state sbattendo contro l’un l’altro. Non vorrei passare per una persona Apatica, anche se per molti aspetti lo sono, ma credo che non sia questa la corretta interpretazione di ciò che è venuto prima della nostra nascita. La storia e tutto ciò, ripeto, che viene prima di noi è un’interpretazione di altre persone, che attraverso scritti o la promulgazione orale ci viene inculcata per come quelle persone la vedono, per fortuna esistono persone che la pensano in modo diverso e libri che si professano obiettivi. Comunque, in sostanza, nonostante l’esser nati dopo, siamo in grado di sviluppare un nostro senso critico e di parlare di storia quasi originalmente, ovvero dicendo ciò che noi pensiamo.
Quindi, se siete d’accordo con quel poco che ho scritto riguardo la questione, con tutti gli insulti che esistono nella lingua italiana, perché appellarsi ad “insulti storici” e ricommettere gli stessi errori che la storia cerca di insegnarci a non ripercorrere? Se volete insultarmi fatelo con parole come Ambogrolone o Tubrinato, vi assicuro che mi sentirei molto più offeso visto che vi siete impegnati ad inventare un termine adatto, piuttosto che ricavarlo da chi cerca di non far trovare la pace alle anime dei morti che la meritano.

Perdonatemi se il commento è completamente fuori tema, ma credevo di avere più tempo, giuro solennemente che appena riavrò disponibile una connessione ad Internet scriverò anche di quello, scusatemi.
A presto.

31 10 2008
Hermann

Eccomi, ciò che volevo dire sull’argomento di cui mi pare non si sia parlato, è dell’altro aspetto della Riforma, ovvero quello che la legge 133 sia corretta e giusta da applicare. Penso sia inutile discutere del fatto che nella situazione italiana attuale sia completamente sbagliata ma, se ci trovassimo in uno stato differente, con un contesto sociale differente (che l’Italia può raggiungere se cambia) è completamente sbagliato rendere l’università un luogo adibito soltanto a chi vuole studiare?
Penso che tutti conosciate più o meno meglio di me le differenze fra lo Stato italiano e la confederazione americana. Basta semplicemente sapere che noi diamo alla ricerca lo 0,2% del PIL, loro il 4%. Loro hanno industrie per sostenere università private, tranne per qualche sporadico caso noi no. In tutto questo loro riescono a mantenere 4000 enti Universitari, noi abbiamo problemi con 97, che a quanto pare sono anche troppi. Quello che stanno cercando di fare è trapiantare un sistema su un terreno diverso, che non può portare ad altro che al macero del terreno stesso.
Ma se si riformassero prima le scuole Primarie e Secondarie?
Non voglio scrivere la mia idea su come andrebbero riformate, perché essendo solo mia, non ha alcun valore incisivo. Ma se si riabilitassero le scuole superiori in grado di portare una persona nel campo del lavoro a 18 anni, se i licei ridiventassero una scuola prettamente interessata a formare gli studenti per un percorso universitario, non sarebbe anche giusto lasciare che l’università abbia un vincolo di Orientamento?
Per chi vuole orientare la sua cultura in ambito Fisico, cercherà di ottenere l’accesso in una struttura universitaria con fondi stanziati da un Complesso di Ricerca per la Fisica. In sostanza; non una privatizzazione della cultura, dell’edificio, dello studio ma, una privatizzazione della Materia che porterà ad una scelta più indirizzata e spero ad una più costruttiva formazione della persona che non sarà lasciata allo sbaraglio. Comunque sono dell’idea che prima di un criterio selettivo economico, come quello portato da questa legge, debba esser attuato un sistema di selezione con test, rendendo quindi tutte le facoltà a numero chiuso.
Per essere più schietti, quello che un professore dice in dieci ore di lezione, un libro lo può spiegare in dieci pagine, le quali possono essere discusse anche in un semplice circolo culturale. Secondo me quello che dobbiamo rivendicare noi non è il diritto allo studio, ma il diritto a poter avere un posto di lavoro. Che nella situazione attuale potrebbe essere una chimera. Spero di aver lasciato capire qual è la mia tesiXD

Una domandina.
La legge attraverso il turnover blocca praticamente 4 posti per i docenti. Ma non per i ricercatori, quindi se non ho frainteso: Ora ci sono 5 persone pagate da docenti, domani ci sarà una persona pagata da docente e quattro da ricercatori, giusto?

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