NO EAP – 1° giornata nazionale contro l’editoria a pagamento

31 05 2010

Ciao a tutti,

questo post è dedicato alla prima edizione di una manifestazione molto importante per chi, come me, ha a cuore le sorti dell’editoria e della cultura in generale. Lo scopo principale è quello di diffondere quanto più possibile l’idea che la via normale per pubblicare un libro NON è quella di pagare. Tanti editori, sfruttando l’ingenuità e (purtroppo) la megalomania degli aspiranti scrittori, hanno avuto molto successo facendosi pagare per pubblicare i manoscritti.

Ci sono tanti motivi per evitare di pubblicare con quella che nei paesi anglosassoni viene definita “vanity press” (proprio perchè fa leva sulla vanità e sull’ego degli esordienti):

  1. Pagando non si avrà mai la certezza di essere stati scelti per la validità dell’opera piuttosto che per i soldi sborsati. Difatti se un editore non si fa carico delle spese, non corre nessun rischio a pubblicare un’opera, anzi ha solo da guadagnarci!
  2. Economicamente non conviene. Andando in una qualunque tipografia si spende molto (ma molto) di meno che i 2.000/3.000 euro che chiedono solitamente queste case editrici per stampare qualche centinaio di copie.
  3. Si evita di alimentare questo meccanismo altamente distruttivo che fa pubblicare ogni anno migliaia di libri spazzatura, pubblicati solo per soldi.
  4. Pagare per pubblicare è come pagare per lavorare.

Per chi volesse approfondire l’argomento ecco a voi una serie di link:

http://writersdream.org/ questo è il blog di Linda Rando, che oltre ad essere l’organizzatrice di questa manifestazione, è una ragazza che da molto tempo si impegna contro l’editoria a pagamento, nel suo sito potete trovare molti articoli interessanti.

QUI potete trovare un post interessante sull’argomento scrtitto da Chiara Vitetta.

Diffondete il più possibile la voce, sui blog, sui social network, ovunque.

A presto!

Maurizio





Giorno memorabile

21 04 2010

Cari lettori,
So cosa vi starete chiedendo, -Ma che fine avete fatto?-, eh…se sapreste la verità dovremmo uccidervi tutti.
A parte gli scherzi spero che questo post sia un nuovo inizio di questo blog.
Come iniziare se non con una notizia a dir poco meravigliosa? Anzi ve la rimo trascrivendo il brindisi che ieri ho fatto per l’occasione (lo trascrivo non per pura vanità ma perché sono rimasto scioccato dal risultato)

Oggi la persona di fronte a me
ha ragione di sentirsi un re.
Dopo notti in bianco e fatiche,
che l’han costretto a trascurare amici e amiche,
è diventato un dottorone mica un umile tizio!
Un brindisi faccia a Maurizio!!!

Ebbene sì! Il nostro Maurizio ha finalmente tagliato una delle tappe più faticose della vita, la laurea.
Da oggi potrà sfoggiare il titolo di “DOTTORE IN INGEGNERIA INFORMATICA”.
Uniamoci tutti insieme in un applauso di congratulazioni augurandogli di raggiungere presto le tappe migliori della vita in maniera meno difficoltosa di questa passata. GRande Maurizio!!!

Gaetano

P.S. Lo so che come brindisi non è uno dei migliori ma, vedendo il rapporto di odio che ho con l’italiano e sopratutto con le rime, per me è un passo enorme verso un ramo culturale che non avrei mai pensato di raggiungere.

P.P.S. Grande Mauriciussssssssssssssssssssss…anzi Dott. Mauriciussssssssssssssssssss





Piccola storia personale: dalla email a Facebook e oltre…

3 07 2009

Questo è il testo di una nota da me pubblicata su Facebook, nata (scusate il gioco di parole) da questa discussione con Catepol.

Lo stato attuale delle comunicazioni via internet mi lascia un po’ perplesso: sono passato negli ultimi anni (tanti anni, in verità) dal concetto unificante iniziale di “email”, protocollo pubblico (leggi aperto), che non sfrutta una rete, ma la Rete: tramite un indirizzo email, si comunica con chiunque altro abbia una casella di posta. È non è importante se è @yahoo o @msn o @qualunquealtracosa.

Poi sono passato a protocolli di IM. Prima MSN, poi Skype, poi tanti tanti altri. Questi protocolli hanno il grossissimo difetto di avere “reti” di contatti separate. Un po’ come avere una scheda di un operatore telefonico che non permetta di chiamare utenti di altri operatori. Ho risolto utilizzando client di messagistica multiprotocollo, come i già citati Pidgin e Kopete. Sperando che una specifica aperta come Jabber/XMPP (già abbracciata da Google per il suo gTalk) prenda piede il più presto possibile, e diventi come l’email per l’IM.

In parallelo, ho iniziato a scrivere su un blog, frequentarne altri, utilizzare i feed, ed anche li la necessità di autenticarmi tante volte su tanti blog (o altri siti di informazione) mi ha fatto sperare in un successo capillare di Open-ID, speranza in parte realizzata.

E infine, ho iniziato a utilizzare una piattaforma terribilmente chiusa come Facebook. Una piattaforma che in realtà non mi piace davvero, anche solo per problemi di privacy. Facebook ha a suo vantaggio una rete vastissima, che mi ha permesso di riprendere i contatti con persone che non sentivo da tempo. Però sto legando una grande fetta delle mie comunicazioni ad una azienda che, secondo licenza accettata all’iscrizione, può rimuovere o chiudere il mio account senza preavviso e senza darmi nessuna spiegazione. In pratica il rischio reale è la perdita di una grossa quantità di dati, di relazioni tra dati e quindi informazioni. Si noti che sono anche proibiti programmi “spider” per effettuare backup di informazioni, sia anche soltanto il prelevare da Facebook la propria “rubrica” di contatti con un programma automatizzato.
Facebook ha poi disatteso tante promesse di “apertura”, ad esempio aveva promesso l’adozione di Jabber come protocollo di chat.

Sia chiaro che non ce l’ho con l’azienda, che giustamente tenta di tenere “chiusa” la sua rete, dal quale dipende il suo valore reale. Dopotutto è una azienda privata, che deve lucrare in un qualche modo, e che deve difendere in primis i suoi interessi.

Per il bene dell’utenza, però, non posso fare a meno di pensare ad una piattaforma, anzi meglio ad un protocollo di social networking universale (leggi “ampiamente condiviso”), aperto ed indipendente dal provider di servizio, un po’ come accade per l’email da un lato, e per l’IM via Jabber dall’altro. Questo riporterebbe le comunicazioni nelle mani dell’utente, che, tornando all’esempio dell’utenza mobile, potrebbe contattare utenti di altri operatore.

Utilizzando un unico protocollo standard per il social networking, l’attenzione e la competizione si concentrerebbe sulla qualità del servizio e sullo sviluppo di interfacce più intuitive e più funzionali, un po’ come per l’email, ad esempio, dovo ognuno di noi preferisce utilizzare un client piuttosto che un altro, oppure preferisce affidarsi alle “web mail” di Google, piuttosto che di Microsoft, piuttosto che di Yahoo o di Aruba.

Forse il futuro Google Wave sarà la risposta, o forse no. Per ora si continua ad aspettare, magari in attesa di avere il tempo e le risorse per fare 😉





Muore la giustizia e la libertà d’informazione

12 06 2009

Il giorno dopo le europee vengo informato dal sito del giornale “La Repubblica” (I telegionali ne parleranno solo nell’edizione serale) che è passata una delle leggi più deleterie e paracul-mafiose che un qualsiasi governo “democratico” potesse concepire, la legge sulle intercettazioni telefoniche.
Di seguito elencherò i punti di questa legge*:

Reati che si possono intercettare. Tutti quelli previsti dal codice di procedura penale, per cui sono stabilite pene oltre i 5 anni. (Dai delitti contro la pubblica amministrazione al contrabbando, all’ingiuria alle molestie, all’usura, all’abusiva attività finanziaria)

Evidenti indizi di colpevolezza. Le intercettazioni sono autorizzate quando vi sono evidenti indizi di colpevolezza e gli ‘ascolti’ sono assolutamente indispensabili alla prosecuzione delle indagini, sulla base di elementi emersi nel corso dell’inchiesta che devono essere espressamente indicati e che non devono essere limitati al solo contenuto delle conversazioni telefoniche intercettate nello stesso procedimento. L’autorizzazione ad intercettare deve essere chiesta al tribunale del capoluogo del distretto in cui ha sede il giudice competente. La decisione viene presa in composizione collegiale.

Durata e limiti di tempo. Le operazioni di intercettazione hanno una durata, anche non continuativa, di 30 giorni. Il pm deve dare immediata comunicazione della sospensione o della ripresa delle operazioni. E’ possibile una proroga degli ascolti per un tempo, anche non continuativo, di 15 giorni, cui può seguirne un’altra di uguale durata ma, in questo caso, solo se sono emersi nuovi elementi.

Mafia e terrorismo. In questo caso per procedere alle intercettazioni bastano i “sufficienti” indizi di reato. La durata “non può superare i 40 giorni, ma potrà essere prorogata per periodi successivi di venti giorni qualora permangano gli stessi presupposti, entro i termini di durata massima delle indagini preliminari”. Nei casi di urgenza alla proroga provvede direttamente il pm.

Intercettazioni ambientali: L’ascolto sarà possibile solo nei luoghi in cui vi è motivo di ritenere che si sta compiendo un’attività criminosa. Nei procedimenti di mafia e terrorismo l’ascolto delle comunicazioni fra presenti è consentito anche se non vi è motivo di ritenere che si stia svolgendo l’attività criminosa.

Cronaca giudiziaria. E’ vietato pubblicare, anche in modo parziale o per riassunto, le intercettazioni fino alla conclusione delle indagini preliminari. Anche se è già caduto il segreto istruttorio. Le richieste e le ordinanze di custodia cautelare potranno essere pubblicate nel contenuto solo dopo che difensore e indagato sono venuti a conoscenza delle decisione del giudice. Non possono però essere pubblicate le intercettazioni riportate nell’ordinanza di custodia cautelare.

Sanzioni per giornalisti ed editori. Multe salate per gli editori che violano il divieto di pubblicazione. Per i giornalisti previsto, in caso di violazione, l’arresto fino a 30 giorni o l’ammenda fino a 10mila euro se si tratta di intercettazioni.

Pm senza nomi e volto. Stop alla pubblicazione e alla diffusione dei nomi e delle immagini dei magistrati in relazione ai processi che vengono loro affidati. Il pm che rilascia pubblicamente dichiarazioni sul procedimento che gli è stato ffidato ha l’obbligo di astenersi. Se iscritto nel registro degli indagati per rivelazione del segreto d’ufficio deve essere sostituito.

Indagini contro ignoti. Le intercettazioni potranno essere effettuate se richieste dalla parte offesa, unicamente sulle sue utenze. E’ sempre consentita l’acquisizione dei tabulati telefonici per identificare i presenti sul luogo del reato o nelle vicinanze.

Archivio “riservato”. Un archivio presso la procura custodirà le telefonate e i verbali. Ai procuratori generali presso le corti di appello e ai procuratori della Repubblica competenti per territorio il potere di gestione e controllo dei centri di intercettazione e di ascolto.

Procedimenti diversi. Le intercettazioni non potranno essere utilizzate in procedimenti diversi da quelli nei quali sono state disposte. Questa regola non vale per mafia e terrorismo.

Stop alla pubblicazione delle intercettazioni da distruggere. E’ sempre vietata la pubblicazione, anche parziale o per riassunto, delle intercettazioni di cui è stata ordinata la distruzione e delle intercettazioni dei terzi, estranei al procedimento.
Prevista la reclusione da 6 mesi a 3 anni per chi pubblica anche per riassunto o in parte il contenuto di queste conversazioni. Il provvedimento introduce un’udienza stralcio per stabilire quali sono le intercettazioni da espungere dal procedimento.

Intercettazioni e utenze degli “007”. Diventa di fatto più complesso intercettare le utenze degli ‘007’: in questo caso, la magistratura dovrà informare entro cinque giorni il Presidente del Consiglio dei Ministri che dovrà accertare se sussista il segreto di Stato. Si potrà procedere solo se entro 30 giorni dalla richiesta il presidente del consiglio non abbia opposto il segreto. Non è comunque in ogni caso precluso all’autorità giudiziaria di procedere – si legge nel testo – in base ad elementi autonomi ed indipendenti dalle informazioni coperte dal segreto. Quando è sollevato conflitto di attribuzione nei confronti del presidente del consiglio dei ministri, se questo viene risolto nel senso dell’insussistenza del segreto, non può più opporlo in riferimento al medesimo oggetto. Chi rivela notizie su atti o documenti coperti dal segreto relativi ad un procedimento penale viene punito con la reclusione da uno a cinque anni. Pena aumentata, si legge ancora nel nuovo testo del governo, se il fatto riguarda comunicazioni di servizio di appartenenti ai servizi.

Tabulati “urgenti”. Il pubblico ministero potrà chiedere anche i tabulati telefonici, quando vi siano casi d’urgenza. Quando, cioè, vi è fondato motivo di ritenere che dal ritardo possa derivare grave pregiudizio alle indagini. . Lo potrà fare per tutti i reati previsti dall’articolo 266 del codice di procedura penale con un decreto motivato e non successivamente modificabile, da comunicare al tribunale entro ventiquattro ore. Il tribunale dovrà, a sua volta, decidere entro 48 ore dal provvedimento se convalidare o meno la richiesta. In caso di mancata convalida, l’acquisizione dei dati non può essere proseguita e i risultati di essa non possono essere utilizzati.

Omesso controllo. In caso di fuga di notizia, il magistrato o il pubblico ufficiale responsabili di non avere vigilato sono passibili di una ammenda che va dai 500 ai 1032 euro.

Tetto alle spese. Con decreto del ministro della Giustizia, sentito il Csm, viene stabilito ogni anno lo stanziamento massimo di spesa per le operazioni di intercettazione, che viene diviso per ogni distretto di corte d’appello. Al procuratore generale della corte d’appello la ripartizione dello stanziamento tra singole procure. Il limite di spesa può essere derogato su richiesta, per comprovate sopravvenute esigenze investigative.

In pratica che succede:

1) Le intercettazioni saranno inutili in quanto non si possono usare quando servono e si potranno usare quando saranno inutili

2) I giornalisti non potranno informarci se ci sono novità su un processo dove vengono usate intercettazioni (infondo se ci sarà un processo non sarà partito di certo per le intercettazioni)

3) Le intercettazioni ambientali si potranno usare solo durante un crimine, ossia, il pm (o chi chiede l’uso delle intercettazioni) deve già sapere in precedenza che in quel posto ci sarà un crimine…MA COME FÀ???

4) Le intercettazioni possono essere chieste solo per reati con punizioni superiori ai 5 anni ossia se qualcuno vi molesta, essendo la pena di soli 6 mesi di reclusione o di 516,46 euro, non sarà perseguitato con le intercettazioni

5) Le intercettazioni possono essere utilizzate solo per 45 giorni per reati non mafiosi e 60 giorni per reati mafiosi, il che significa che se un usuraio non v chiama per 2 mesi non lo beccano più.

Questa legge è una risposta agli abusi che si sono fatti in precedenza con le intercettazioni. Ma io mi chiedo, dovevano proprio stroncare uno dei mezzi più potenti della magistatura per beccare i criminali per eliminare gli abusi? Non bastava solo mettere più controllo?

Facciamo un esempio:
Prendiamo il presidente del consiglio, fà delle cose illegali (corruzione, frode, ecc… Mettete voi quello che volete). AMMESSO che riescano a trovare delle prove chiedono la possibilità di confermarle (ricordo che le prove devono essere schiaccianti, allora che bisogno c’è di confermarle) tramite l’intercettazione, ma qui sussistono i primi problemi, per controllare i numeri dell’ufficio dove lavora devono chiedere a lui se possono intercettarlo…mah…ammesso che dia disponibilità lo si potrebbe intercettare solo per massimo 60 giorni e poi potrebbe iniziare il processo ma qui c’è un’altro inghippo…grazie allo scudo che ha non può essere processato fino alla fine del suo mandato.
Finisce il mandato e parte il processo preliminare che si estenderà almeno fino alle prossime elezioni (se non oltre) dove se sarà di nuovo eletto si ribecca lo scudo…ora traiamo le conclusioni:

a) Nessuno è così coglione da fare delle malefatte e poi autorizzare il pm a intercettarlo

b) In tutto questo periodo il popolo non saprà nulla di tutto ciò, in quanto i pm e i giornalisti non potranno parlare, facendo sì che la gente andrà a votare senza avere cognizione di quello che ha fatto il precedente pdc

c) Le intercettazioni sono inutili

Detto questo finisco il papello con considerazioni personali:

Questa classe politica a mio parere stà facendo lo stesso schifo che la camorra ha fatto a Napoli, per salvaguardare i propri interessi manda in rovina tutto ciò che li circonda ma la colpa è degli Italiani che si fanno abindolare dai media controllati dal nano e da quelle promesse false che fà.
ITALIANI SVEGLIATEVI O VI RITROVERETE LA MERDA SOTTO CASA COME è SUCCESSO A NAPOLI E QUESTA VOLTA NON SARÀ COMPOSTA DA SPAZZATURA MA DI DIRITTI PERSI E DI ABUSI LEGALI.

Pensateci e fate girare, combattiamo i delinquenti con l’informazione che ci vogliono togliere!!!

Gaetano

*I punti della legge sono stati presi dal sito di “La Repubblica





(ancora) Simon’s Cat!

22 03 2009

In questo articolo, avevo già scritto di “Simon’s Cat”, realizzato da Tandem Films.

Oggi mi sono reso conto che è stato realizzato e pubblicato un terzo sketch, che voglio condividere con voi insieme ai due precedenti.

Buona Visione!





Buone Vacanze!!!

23 12 2008

Ciao a tutti, buone_feste

Io da qualche giorno ho iniziato le mia vacanze di natale e non sono più in Via Leonardo da vinci, 52.

Prima di andare via però mi piacerebbe augurare a tutti i visitatori, fedelissimi e non, un bellissimo natale. Ma soprattutto tanti auguri per il nuovo anno!

Ci vediamo a Gennaio!

Ciaooo

Maurizio





Prendete alla lettera i giovani che protestano

17 11 2008

Riporto qui un editoriale di Francesco Alberoni edito sul Corriere della Sera del 3 Novembre 2008.

“Nel 1968 gli studenti occupavano le università perché — dicevano — i nostri docenti non insegnano le cose importanti, ignorano le ingiustizie del mondo, il razzismo, la guerra del Viet Nam, ed allora saliamo noi in cattedra al loro posto.

Con l’occupazione possiamo coinvolgere nella grande mobilitazione rivoluzionaria i distratti, gli indifferenti e gli apatici. La maggior parte dei componenti del movimento studentesco erano marxisti, e si consideravano l’avanguardia della rivoluzione che avrebbe creato un mondo nuovo. Alla fine degli anni Settanta il movimento rivoluzionario era finito, ma gli studenti di sinistra hanno continuato la pratica di occupare la scuola all’inizio dell’anno per indirizzare politicamente i compagni. Quest’anno, con il decreto Gelmini, le occupazioni sono scattate come riflesso condizionato. Ma poi le cose sono cambiate.

Trovandosi a discutere fra di loro e con gli insegnanti, sulla scuola, sulle prospettive di lavoro, sulla crisi economica, partecipando o ascoltando i dibattiti alla televisione o sui blog — nonostante gli slogan e le formulette gridate — gli studenti hanno incominciato ad esaminare criticamente la scuola italiana e se stessi. È la prima volta che succede. Scoprono una università arretrata dove c’è clientelismo, professori che mettono in cattedra figli, amanti, compagni di partito e di confraternita. Dove i vincitori dei concorsi sono decisi anni prima. Dove c’è un numero assurdo di corsi di laurea: una immensa e costosa macchina erogatrice di stipendi e slegata dalla realtà produttiva.

E molti ragazzi, fuori o dentro i cortei di protesta, oscuramente percepiscono che ci vorrebbe una vera riforma che renda tutto più efficace ed efficiente: materie, insegnamento, ricerca, concorsi, laboratori, studi più rigorosi e preparazione al lavoro. Cose che, in realtà, non ci sono perché né loro, né i loro genitori, né i docenti, né i sindacati le hanno mai realmente volute. Comunque non si è mai presentata una occasione simile tanto per il governo come per l’opposizione di mettere rapidamente fine ai principali mali della scuola e della università. Basterebbe prendere alla lettera quello che gli studenti dicono di volere e darglielo. Una scuola pubblica seria e a pieno tempo, così smettono di gironzolare per le strade. Una università in cui fa carriera solo chi merita e dove insegna solo chi è veramente competente e capace. Anche voi, Rettori, prendeteli alla lettera, prima che cambino idea.”

DAVU