Estratto da un commento…

2 11 2008

Posto un commento che ho provato a lasciare sul blog di Keynes82, dico provato perchè per ora non appare fra i commenti. Comunque lo posto perchè mi sembra interessante il discorso che ne è uscito fuori anche se in parte è già trito e ritrito. Se poi non vi piace cancelliamo il post.

“Keynes vedi di parlare anche del Miliardo e mezzo di euro tagliato a ricerca e univesità nei prossimi tre anni. Si, la fondazione è FACOLTATIVA (telo scrivo grande così non puoi dire che dico il contrario) ma in tutti quei posti dove le università non volessero diventare fondazioni (e guarda caso le prime ad opporsi a diventarlo sono quelle di Milano e Torino) e dove non ci sono aziende/fabriche/altro che possa finanziarle (pigliamo ad esempio la calabria) cosa faranno nel caso volessero mantenere lo stesso standard di servizi offerti agli studenti? è inutile cianciare di fantomatiche aziende estere che vengono a salvare le nostre università. hanno le loro a disposizione e non vedo perchè dovrebbero mandare soldi fuori dal loro stato. Altro problema non da poco è che una ricerca finanziata da un privato è anche PILOTATA dallo stesso. La ricerca libera morirà e se ad economia non ottiene risultati (o almeno questo dici tu) io ti posso garantire che nel ramo di ingegneria con quei quattro soldi che sono arrivati finora la ricerca libera ha ottenuto questo e l’altro mondo di risultati. e ribadisco (fonti alla mano) che siamo il paese che in rapporto a PIL&Co. spende meno di tutti gli altri in questo campo. Una riforma universitaria seria è INDUBBIAMENTE NECESSARIA A LIVELLO DIDATTICO. Questo non giustifica alcun taglio di fondi indiscriminato come quello in atto con la 133. Hanno riempito la testa della gente con i 37 corsi da 1 persona. Se sono questi gli sprechi basta fare una legge che impedisce di creare un corso con meno di X persone. (I controllori ci sono, se hanno accettato queste cose sono i primi a dover essere puniti). Analogamente il discorso vale per i Baroni e tutto il resto. Hanno riempito i media di parole che giustificassero i tagli ma (citanto Andrea) “Se un albero (università) ha i rami secchi, il giardiniere (in questo caso lo stato) pota i rami secchi, non smette di dare acqua alla pianta o questa muore”. La metefora è quanto mai azzeccata. Lo stato invece non solo ha tagliato i fondi ma ha manifestato l’intenzione di fare andare avanti solo scuole e università private (basta vedere l’affermazione del premier del 29 in cui rassicurava gli istituti privati che i tagli in finanziaria riguardavano solo le parti pubbliche). C’è una spinta verso il modello americano e, dal mio punto di vista, e ribadisco ancora DAL MIO PUNTO DI VISTA, è quanto più di sbagliato ci possa essere; una nazione dove per avere una cultura devi pagare, dove per essere curato devi pagare o ti lasciano morire, dove se vuoi fare qualsiasi cosa devi pagare è contrario a tutto ciò che ci rende ITALIANI (nel bene e nel male). Occorre una riorganizzazione generale dello stato? dei servizi? della scuola? della sanità? ok, fatelo ma non c’è assolutamente da perdere di vista la gente che deve viverlo questo paese. Siamo noi Italiani a fare dell’Italia lo stato più famoso al mondo (e non lo dico per vantarci). Il premier deve ricordarsi che non sta guidando la sua azienda personale e che noi tutti non siamo i suoi dipendenti. Se non siamo d’accordo con lui non ci può licenziare fregandosene di noi. Ho divagato un pò dall’argomento principale e sicuramente avrò scordato qualcos’altro ma spero non sia un problema.”

DAVU

“”Vorrei mantenere la Finanziaria così com’è. Ciò non vieta che all’interno della Finanziaria ci siano margini di correzione. Per esempio nella distribuzione delle risorse che i singoli ministri hanno fatto, ho colto delle cose da correggere. Penso per esempio alla scuola privata. <Silvio Berlusconi – 29 Ottobre 2008>”

Ps. Ho un aggiunta da fare, ossia una delle cose che ho dimenticato, la fuga di cervelli. Le migliori menti del mondo sono italiane. Una delle più importanti ricercatrici Sandra Savaglio, la quale ha avuto la copertina del Times l’anno scorso per ricerche svolte all’estero, si è laureata all’unical (!!!). E come lei cene sono tanti altri. Se la fuga è già consistente, figuriamoci quando non ci saranno più soldi… ah già. il governo ha risolto anche questo perchè quando resteranno solo gli istituti a pagamento molti ragazzi non seli potranno permettere, non potranno studiare e quindi non diventeranno ricercatori e non potranno andare via. Evviva il governo italiano che ne sa una più del diavolo.

Annunci




Quanti credono nel ’68 e quanti vedono i cazzi loro e basta…

23 10 2008

Unical. 23 Ottobre 2008. Ore 10:30. Aula A. Cubo 40C. Assembrea per decidere la linea che la facoltà di ingegneria intende seguire in merito alle proteste contro il decreto Tremonti-Gelmini. Tutti sono d’accordo che il decreto non va bene. Tutti sono d’accordo che è necessario far presente alla nazione che le cose così non vanno. I (pochi) professori presenti spiegano la loro posizione contraria al decreto e annunciano le loro modalità di protesta.

Scroscio di applausi per ogni frase contro il governo/decreto/etc. , un atmosfera quasi di eccitazione per la possibilità di potersi mobilitare in un momento critico come questo. Eppure, appena qualcuno osa paventare la possibilità di un interruzione delle attività didattiche come forma di protesta forte per segnalare all’Italia che ci siamo anche noi e che questo governo non ha il diritto di fare i propri porci comodi solo perchè è stato eletto, ecco che inizia uno sciame di fischi, di “buuuu” e di ragazzine stizzite che urlano con indigno “no! io lezioni non ne perdo!!!”.

Come si fa a essere così egoisti? Ho sentito gente dire “e che mene frega a me che chiude l’università”?. Tutti a lamentarsi perchè LORO le lezioni le pagano e non le possono perdere, senza pensare che se i tagli vanno in porto e le tasse passano da 7/800€ l’anno a 5/6000€ non sele potranno permettere comunque!

Come si fa a restare indifferenti? è per situazioni come queste che sono sempre più convinto che siamo delle pecore e che tipi come silvio fanno quello che fanno perchè ce lo meritiamo restando indifferenti in tutti i casi di sopprusi che il governo mette in atto perchè dobbiamo sempre e solo pensare esclusivamente ai cazzi nostri. E’ per questo che tutti fanno quello che gli pare impunemente e questo Stato sta andando a rotoli. Non ci ribelliamo mai!

Spero che vadano in porto almeno le lezioni in piazza e/o le lezioni notturne.

SVEGLIA INGEGNERIA UNICAL (E TUTTI GLI ALTRI)! LO STATO SIAMO NOI!

Non possiamo pretendere che il governo annulli il decreto per un proprio ripensamento ne che gli altri possano prendersi la delega per manifestare al posto vostro mentre voi continuate tranquillamente le vostre lezioni.

E’ ora di alzarsi e di muovere le PROPRIE chiappe! Troppo comodo avere la botte piena e la moglie ubriaca.

Con Indigno infinito, (un altra bomba by) DAVU.

“Trovo molto interessante la mia parte intollerante che mi rende rivoltante tutta questa bella gente <Caparezza – La mia parte intollerante>”





Uragano sull’Università Italiana

17 10 2008

Si respira aria durissima per gli studenti presenti e futuri delle università italiane. Il parlamento sta discutendo in questi giorni una serie di leggi che avranno l’effetto di mettere in ginocchio il sistema universitario italiano. Leggi (testo Finanziaria) che prevedono un taglio di 4 mld di Euro in cinque anni: in pratica molte università, che non saranno in grado di sostenersi economicamente, nel giro di poco tempo, dovranno essere chiuse o privatizzate.

Una taglio di queste proporzioni ai fondi per l’università, provocherà il blocco delle assunzioni di moltissimi tra i ricercatori universitari. Per loro l’unica soluzione sarà lasciare il Bel Paese per altre mete, dove il loro lavoro sarà sicuramente più apprezzato.

Le università rimaste, privatizzate, riceveranno fondi solo dalle aziende del loro territorio, e quindi quelle di zone meno industrializzate chiuderanno, o prenderanno soldi proponendo tasse universitarie altissime.

Il rischio concreto è che il diritto all’istruzione superiore sia appannaggio dei soli ricchi, che potranno permettersi di pagare. Il rischio concreto è la chiusura di università, anche di prestigio, che non troveranno finanziamenti nelle regioni più povere del nostro paese (ed anche la mia realtà dell’UNICAL sarà sicuramente minacciata). Il rischio concreto è l’alimentare ancora di più la fuga di cervelli verso altri paesi.

E noi, magari presi da tanti impegni, staremo a guardare mentre l’università crolla… se così sarà, meriteremo pienamente quello che, in fondo, abbiamo voluto.

Informatevi, fatevi una opinione e, se vi pare il caso, protestate!

Invito caldamente alla lettura di questo post su personellarete.it, di questo articolo sul Corriere della Sera, del testo della legge 133/2008 (conversione del DL 112/2008) (per i più volenterosi), e la frequentazione del blog Comitato Unical per gli studenti dell’Università della Calabria.

Andrea

_____
ps. prego di perdonarmi per eventuali inesattezze, e di segnalarle subito con un commento