Fabrizio De Andrè

12 01 2009

Ciao a tutti,

sono passati dieci anni dalla morte di Fabrizio De Andrè, ieri in tutta Italia si sono svolti concerti e altre manifestazioni per ricordarlo. Anche se con un pò di ritardo anche io voglio contribuire a ricordare questo grande cantautore e poeta. Questo video è tratto dalla trasmissione di ieri di Fabio Fazio, con lo sfondo suggestivo del bellissimo porto antico di Genova. La traduzione della canzone invece l’ho presa qui: http://spazioinwind.libero.it/lalcova/creuza_de_ma.htm

Creuza: qui impropriamente tradotto: mulattiera. In realtà la creuza è nel genovesato una strada suburbana che scorre fra due muri che solitamente determinano i confini di proprietà.

CREUZA DE MÄ
Umbre de muri muri de mainé

dunde ne vegnì duve l’è ch’ané

da ‘n scitu duve a l’ûn-a a se mustra nûa

e a neutte a n’à puntou u cutellu ä gua

e a muntä l’àse gh’é restou Diu

u Diàu l’é in çë e u s’è gh’è faetu u nìu

ne sciurtìmmu da u mä pe sciugà e osse da u Dria

e a funtan-a di cumbi ‘nta cä de pria

E ‘nt’a cä de pria chi ghe saià

int’à cä du Dria che u nu l’è mainà

gente de Lûgan facce da mandillä

qui che du luassu preferiscian l’ä

figge de famiggia udù de bun

che ti peu ammiàle senza u gundun

E a ‘ste panse veue cose che daià

cose da beive, cose da mangiä

frittûa de pigneu giancu de Purtufin

çervelle de bae ‘nt’u meximu vin

lasagne da fiddià ai quattru tucchi

paciûgu in aegruduse de lévre de cuppi (2)

E ‘nt’a barca du vin ghe naveghiemu ‘nsc’i scheuggi

emigranti du rìe cu’i cioi ‘nt’i euggi

finché u matin crescià da puéilu rechéugge

frè di ganeuffeni e dè figge

bacan d’a corda marsa d’aegua e de sä

che a ne liga e a ne porta ‘nte ‘na creuza de mä

MULATTIERA DI MARE

Ombre di facce facce di marinai

da dove venite dov’è che andate

da un posto dove la luna si mostra nuda

e la notte ci ha puntato il coltello alla gola

e a montare l’asino c’è rimasto Dio

il Diavolo è in cielo e ci si è fatto il nido

usciamo dal mare per asciugare le ossa dell’Andrea

alla fontana dei colombi nella casa di pietra

E nella casa di pietra chi ci sarà

nella casa dell’Andrea che non è marinaio

gente di Lugano facce da tagliaborse

quelli che della spigola preferiscono l’ala

ragazze di famiglia, odore di buono

che puoi guardarle senza preservativo

E a queste pance vuote cosa gli darà

cose da bere, cose da mangiare

frittura di pesciolini, bianco di Portofino

cervelli di agnello nello stesso vino

lasagne da tagliare ai quattro sughi

posticcio in agrodolce di lepre di tegole

E nella barca del vino ci navigheremo sugli scogli

emigranti della risata con i chiodi negli occhi

finché il mattino crescerà da poterlo raccogliere

fratello dei garofani e delle ragazze

padrone della corda marcia d’acqua e di sale

che ci lega e ci porta in una mulattiera di mare

Maurizio

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Una favola antica

6 12 2008

Nella desolazione che in questi giorni regna sovrana in via Leonardo da Vinci, 52 cerco un pò di svago in internet. Quasi per caso mi imbatto in questa canzone di Vasco Rossi che non conoscevo, all’inizio rimango colpito dalla musica, che non sembra del genere di Vasco, e anche dal testo. Dopo averla ascoltata tutta però, trovo che il testo sia molto bello e significativo, soprattuto il finale… e per non essere dimenticata diventò vera… diventò…  la vita!

Mi pare degna di essere condivisa col blog, spero di non annoiarvi

La Favola Antica

C’era una volta una favola antica
quasi da tutti ormai dimenticata
che continuava a volare nell’aria
aspettando colui
che l’avrebbe di nuovo narrata
era una favola vecchia
un poco svanita
come un barattolo
di aranciata aperta
ma non voleva rassegnarsi
e cercava di “non dimenticarsi”!

Parlava di una bambina bionda
che non voleva dormire da sola
e la sua mamma poverina
doveva starle sempre vicina
un giorno venne una bella signora
tutta vestita di luce viola
prese la mamma per la mano
e la portò lontano, lontano

la bimba pianse 100 sere
poi si stancò
e si addormentò
Quando il mattino
la venne a svegliare
con un bellissimo raggio di sole
vide la mamma poverina
che sotto un albero dormiva
e la signora vestita di viola
disse “non devi più avere paura…
di restare sola”

C’era una volta una favola antica
quasi da tutti ormai dimenticata
che continuava a volare nell’aria
aspettando colui che l’avrebbe
di nuovo narrata
era una favola vecchia
era poco svanita
come un barattolo
di aranciata aperta
e per non essere dimenticata
diventò vera…
diventò! oh oh oh!
…. la vita!

Maurizio





Rifatevi le orecchie…

6 10 2008

Che dire? Ascoltate con moooolta attenzione…

DAVU

“Volevo un taglio semplice senza la messa in piega… <Gli Atroci – Volevo un taglio semplice>”





…ma quale genio d’Egitto!

5 10 2008

Scena: Via Leonardo Da Vinci, 52; Ore 7:00

Mi aspetta una giornata di duro lavoro, mi sveglio assonnato e con la mente annebbiata. Mentre faccio colazione con latte e cereali, salto distrattamente da un canale della tv all’altro: cartoni animati, talk show mattutini, telegiornali, musica… Musica: lascio qui, un buon modo per svegliarsi. Dopo due videoclip di gente famosa a me sconosciuta, mandano questo video (di gente non ancora famosa, ma comunque a me sconosciuta):

Ancora poco lucido, penso che dopotutto il pezzo non è male, ha un sound che mi piace. Dopo mi concentro per un attimo sul testo e sul video, e rimango un attimo così, esterefatto: da molto tempo non mi capitava di vedere qualcosa di tanto stupido, insignificante ed inutile.

Era troppo tardi, però. Quel motivetto semplice mi era già entrato in testa, e da allora non ne vuole più uscire.

A volte, mentre sono dedicato a tutt’altre faccende, mi ritrovo a fischiettarlo senza accorgermene. Non ne posso più. Mi perseguita. Non riesco a scacciarlo dalla mia testa.

Aiutatemi, vi prego!

Andrea